– Domenica in famiglia –

“Io abbasso gli occhi e sorrido, mentre sento l’automobile di mio figlio entrare nel vialetto. Nell’aria c’è profumo di cose buone da mangiare, di serenità e gioia. Di famiglia, insomma.”

Se mia nuora sapesse quanto burro aggiungo al risotto, le prenderebbe un colpo. Ma io mica glielo dico: è uno di quei segreti che le nonne si devono tenere ben stretti. Altrimenti come farebbero a viziare i nipoti? Valentina, la moglie di mio figlio, è molto bella e dolce. Forse un tantino fissata con i cibi sani: i miei due nipotini fanno merenda con frullati alla frutta e yogurt biologici.

Non ho mai tentato di spiegarle che la frutta comprata al supermercato non ha niente da spartire con quella che cresce sugli alberi: non sono una suocera invadente, io! Però lo ammetto: quando Gioia e Francesco sono da me, mangiano i dolci.

“Io do il tocco finale ed inforniamo.”

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Ma non quelli confezionati, li cuciniamo insieme. Mettiamo gli ingredienti in una grande ciotola, lascio che impastino con le loro manine uova, burro, zucchero, buccia di limone. Io do il tocco finale e inforniamo. Sono ancora piccoli, e ogni volta i loro occhi brillano di felicità quando vedono che la torta, come per magia, diventa più alta e morbida.

Se c’è il sole mangiamo in giardino, all’aria aperta, fra l’erba e i fiori. In inverno invece ci accoccoliamo al calduccio sulle poltrone verdi del salotto; e se facciamo un po’ di briciole, pazienza. Qualche volta spalmiamo la torta di cioccolata: se c’è una cosa che ho imparato negli anni è che la cioccolata fa bene. Non troppa, certo, e solo quando meritata: come le carezze.

Oggi, comunque, sono tutti invitati a pranzo. Mia nuora, mio figlio e i loro bambini. Non capita spesso, sapete com’è: gli impegni, il lavoro. Ma appena possiamo, di domenica, ci regaliamo un paio d’ore in famiglia. Che poi, per fortuna, diventano sempre più di un paio.

“Parliamo, ci raccontiamo aneddoti, scherziamo.”

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Dopo pranzo i piccoli mescolano il caffè seduti sulle ginocchia del nonno, sfogliano i nostri vecchi libri dalle magnifiche illustrazioni e poi corrono in giardino a giocare, mentre noi stiamo seduti a tavola. Parliamo, ci raccontiamo aneddoti, scherziamo.

Amo quel clima di tranquillità e di pace che si crea solo fra le mura di casa. È quasi un profumo che si può respirare a pieni polmoni, che non si trova in nessun altro posto al mondo, che ti spinge a tornare da ogni viaggio.

Stamattina non mi sono fermata un attimo, voglio che tutto sia perfetto prima che arrivino. Il risotto, l’arrosto cotto a puntino, le patate al forno. Tutto cucinato lentamente, senza fretta, con amore e qualche segreto di cucina che, me lo concederete, non vi posso svelare. Il dolce, un cremoso tiramisù, sta riposando in frigorifero da ieri sera. Mio marito non fa che prendermi in giro, ma in realtà non è da meno.

 

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Si è informato bene sul menu in modo da poter scegliere il vino più adatto. Non lo ammetterà mai, ma so che per lui è una grandissima gioia stappare una bottiglia e bere un buon bicchiere in compagnia di suo figlio. Il nostro unico bambino, Filippo, è diventato un uomo di cui siamo immensamente fieri.

Magari non glielo ricordiamo abbastanza spesso, ma speriamo che capisca ugualmente. Che l’affetto riesca ad attraversare e riempire i nostri piccoli gesti, arrivando fino a lui senza bisogno di troppe parole. Immersa nei miei pensieri, appoggio sei piatti bianchi sopra al tavolo. È un acquisto recente: finalmente sono riuscita a convincere mio marito a comprarne uno nuovo.

“Immersa nei miei pensieri appoggio sei piatti bianchi sopra il tavolo.”

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Era affezionato al nostro vecchio tavolo, che ci ha accompagnati in tanti anni di matrimonio: le cene con gli amici, le colazioni piene di baci, le prime pappe di Filippo, il rinfresco per la sua laurea.

Io però avevo voglia di farmi un regalo, di rinnovare la sala da pranzo. Il nuovo tavolo è in legno, spazioso. Solido, come l’affetto che ci unisce. I bordi bianchi gli donano luminosità: è un po’ come la mia vita da quando ho molto più tempo per me. Me ne sono innamorata subito, immaginando la mia famiglia seduta a mangiare e scherzare. Perfetto per una stanza che è piena d’amore, come quando ero giovane e forse persino di più.

Mio marito arriva con una bottiglia di EstEstEst. Mi dà un bacio sulla guancia e mi spiega che sarebbe più indicato per altri cibi, ma è un vino buonissimo e ha una storia particolare, che non vede l’ora di raccontare a Filippo.

Io abbasso gli occhi e sorrido, mentre sento l’automobile di mio figlio entrare nel vialetto. Nell’aria c’è profumo di cose buone da mangiare, di serenità e gioia. Di famiglia, insomma.

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