Domenica

– Domenica in famiglia –

“Io abbasso gli occhi e sorrido, mentre sento l’automobile di mio figlio entrare nel vialetto. Nell’aria c’è profumo di cose buone da mangiare, di serenità e gioia. Di famiglia, insomma.”

Se mia nuora sapesse quanto burro aggiungo al risotto, le prenderebbe un colpo. Ma io mica glielo dico: è uno di quei segreti che le nonne si devono tenere ben stretti. Altrimenti come farebbero a viziare i nipoti? Valentina, la moglie di mio figlio, è molto bella e dolce. Forse un tantino fissata con i cibi sani: i miei due nipotini fanno merenda con frullati alla frutta e yogurt biologici.

Non ho mai tentato di spiegarle che la frutta comprata al supermercato non ha niente da spartire con quella che cresce sugli alberi: non sono una suocera invadente, io! Però lo ammetto: quando Gioia e Francesco sono da me, mangiano i dolci.

“Io do il tocco finale ed inforniamo.”

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Ma non quelli confezionati, li cuciniamo insieme. Mettiamo gli ingredienti in una grande ciotola, lascio che impastino con le loro manine uova, burro, zucchero, buccia di limone. Io do il tocco finale e inforniamo. Sono ancora piccoli, e ogni volta i loro occhi brillano di felicità quando vedono che la torta, come per magia, diventa più alta e morbida.

Se c’è il sole mangiamo in giardino, all’aria aperta, fra l’erba e i fiori. In inverno invece ci accoccoliamo al calduccio sulle poltrone verdi del salotto; e se facciamo un po’ di briciole, pazienza. Qualche volta spalmiamo la torta di cioccolata: se c’è una cosa che ho imparato negli anni è che la cioccolata fa bene. Non troppa, certo, e solo quando meritata: come le carezze.

Oggi, comunque, sono tutti invitati a pranzo. Mia nuora, mio figlio e i loro bambini. Non capita spesso, sapete com’è: gli impegni, il lavoro. Ma appena possiamo, di domenica, ci regaliamo un paio d’ore in famiglia. Che poi, per fortuna, diventano sempre più di un paio.

“Parliamo, ci raccontiamo aneddoti, scherziamo.”

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Dopo pranzo i piccoli mescolano il caffè seduti sulle ginocchia del nonno, sfogliano i nostri vecchi libri dalle magnifiche illustrazioni e poi corrono in giardino a giocare, mentre noi stiamo seduti a tavola. Parliamo, ci raccontiamo aneddoti, scherziamo.

Amo quel clima di tranquillità e di pace che si crea solo fra le mura di casa. È quasi un profumo che si può respirare a pieni polmoni, che non si trova in nessun altro posto al mondo, che ti spinge a tornare da ogni viaggio.

Stamattina non mi sono fermata un attimo, voglio che tutto sia perfetto prima che arrivino. Il risotto, l’arrosto cotto a puntino, le patate al forno. Tutto cucinato lentamente, senza fretta, con amore e qualche segreto di cucina che, me lo concederete, non vi posso svelare. Il dolce, un cremoso tiramisù, sta riposando in frigorifero da ieri sera. Mio marito non fa che prendermi in giro, ma in realtà non è da meno.

 

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Si è informato bene sul menu in modo da poter scegliere il vino più adatto. Non lo ammetterà mai, ma so che per lui è una grandissima gioia stappare una bottiglia e bere un buon bicchiere in compagnia di suo figlio. Il nostro unico bambino, Filippo, è diventato un uomo di cui siamo immensamente fieri.

Magari non glielo ricordiamo abbastanza spesso, ma speriamo che capisca ugualmente. Che l’affetto riesca ad attraversare e riempire i nostri piccoli gesti, arrivando fino a lui senza bisogno di troppe parole. Immersa nei miei pensieri, appoggio sei piatti bianchi sopra al tavolo. È un acquisto recente: finalmente sono riuscita a convincere mio marito a comprarne uno nuovo.

“Immersa nei miei pensieri appoggio sei piatti bianchi sopra il tavolo.”

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Era affezionato al nostro vecchio tavolo, che ci ha accompagnati in tanti anni di matrimonio: le cene con gli amici, le colazioni piene di baci, le prime pappe di Filippo, il rinfresco per la sua laurea.

Io però avevo voglia di farmi un regalo, di rinnovare la sala da pranzo. Il nuovo tavolo è in legno, spazioso. Solido, come l’affetto che ci unisce. I bordi bianchi gli donano luminosità: è un po’ come la mia vita da quando ho molto più tempo per me. Me ne sono innamorata subito, immaginando la mia famiglia seduta a mangiare e scherzare. Perfetto per una stanza che è piena d’amore, come quando ero giovane e forse persino di più.

Mio marito arriva con una bottiglia di EstEstEst. Mi dà un bacio sulla guancia e mi spiega che sarebbe più indicato per altri cibi, ma è un vino buonissimo e ha una storia particolare, che non vede l’ora di raccontare a Filippo.

Io abbasso gli occhi e sorrido, mentre sento l’automobile di mio figlio entrare nel vialetto. Nell’aria c’è profumo di cose buone da mangiare, di serenità e gioia. Di famiglia, insomma.

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Design

– Autentico e prezioso –

“Non si tratta solo di costruire, ma anche e soprattutto di cercare nuove strade per arrivare alla bellezza.”

Oltre la progettazione c’è di più

Il design, elemento imprescindibile che sta alla base della realizzazione dei mobili Lago. Non si tratta solo di costruire, ma anche e soprattutto di cercare nuove strade per arrivare alla bellezza.

Oltre la progettazione c’è di più; c’è voglia di esplorare e sperimentare nuove soluzioni, nuovi modi di vivere la casa. I prodotti Lago sono un incontro fortunato di tradizione e innovazione, il cui risultato non è mai banale.

Accade così che il legno si stanchi di stare da solo e decida di incontrare altri materiali.

“Un mix che dà frutti meravigliosi”

Lago Mobili Wood Philosophy - Design

L’incontro non solo è piacevole, ma dà anche i suoi meravigliosi frutti: da esso nascono mobili in legno con inserti in vetro, stoffa, metallo. Prodotti particolari, con un’estetica unica e ricercata.

Lago Mobili, quindi, non si accontenta della fusione fra ottima manualità e tecnologia. Non è abbastanza nemmeno far proprie le competenze centenarie del proprio territorio. Per raggiungere il risultato voluto, autentico e prezioso, è necessario unire tutto questo ad un design unico.

“Manualità, territorio, design”

Lago Mobili Wood Philosophy - Design

Questa è la base dei mobili Lago, ciò che li rende esclusivi ed inimitabili: manualità, territorio, design.

Sabato

– Il dolce risveglio –

“Se penso al sabato mattina, penso a Martina. Non la Martina che conosco ora: la bambina con i capelli biondi stretti in due fiocchi rossi.”

Il sabato non c’era scuola e io accompagnavo mio padre a giocare a golf. Nella camera dei miei genitori c’era un grande armadio di legno, dov’erano custodite le maz- ze da golf. Io non potevo toccarle, perché mi era stato insegnato che erano troppo preziose, e di certo non un gioco da bambini.

Mi limitavo a star seduto sul lettone, osservando mio pa- dre che sceglieva le mazze con cui riempire la sua sacca blu scuro. Era un bravo giocato- re, almeno così dicevano i campi da golf, ed io ero fiero di lui. Mi piaceva vederlo giocare e stringere amichevolmente la mano dei suoi amici e colleghi.

“Era un bravo giocatore, almeno così dicevano i campi da golf, ed io ero fiero di lui.”

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Però mi piaceva di più Martina. In dieci anni di vita non avevo mai visto una bambina tanto bella. Era diversa dalle mie compagne di classe, che se ne stavano tutto il tempo sedute a spettegolare. Martina correva. Correva come una gazzella, mormoravano divertiti gli uomini, e dicevano che sarebbe di certo diventata una donna incantevole.

Mi infastidiva terribilmente sentirli parlare di lei. Vedevano solo una bambina graziosa e vivace, mentre io avevo capito tutta la forza che si scatenava dalle sue corse spensierate. Sapeva persino impugnare una mazza da golf: mio padre non mi permetteva nemmeno di sfiorarne una, ma il suo sì.

Del resto era il proprietario di quel campo da golf, e di molti altri. Si diceva che conoscesse un signore che aveva vinto un major, l’U.S. open, ma non sapevo se fosse vero. Avrei potuto chiederlo a Martina, se ne avessi avuto il coraggio.

“E dicevano che sarebbe di certo diventata una donna incantevole.”

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Lei, però, è sempre stata più coraggiosa di me. Lo è anche oggi. La prima volta che mi parlò era, naturalmente, un sabato mattina. Una giornata primaverile, di quelle rare, col sole che scalda quel che basta per non farti sudare.

“Vuoi Provare?” mi chiese, tendendomi una mazza da golf. Era un legno, per le lunghe distanze. Pensandoci, mi viene il dubbio che non sia stato un caso. Probabilmente anche lei intuiva che noi due, insieme, non eravamo fatti per lanci corti.

Feci progettare la mia camera da letto perché ci potesse stare un armadio che rappresentasse lo spirito di mio padre: Alto, solido, scuro, inflessibile, come lui. Una roccia, una presenza costante. Le mie mazze le tengo dove le metteva lui, anche se la mia sacca è di un rosso brillante. Un regalo di Martina, mia moglie. Camera nostra è piena della sua presenza.

“Camera nostra è piena della sua presenza.”

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Il vassoio della colazione ancora sul letto, con le tazze da caffè e i dolci come piacciono a lei. Le sue scarpe eleganti lasciate in mezzo alla stanza, perché in casa preferisce stare scalza, correndo qua e là come una gazzella. Sono quasi le nove di sabato mattina, devo sbrigarmi: oggi porto mia figlia a giocare a golf.

La piccola Penelope mi guarda incantata mentre scelgo le mazze, con i capelli, scuri come i miei, stretti in due nastri rossi. Io le sorrido e le faccio toccare le mazze di ferro. Il sabato mattina per me significa Martina, ma anche Penelope. E mio padre.

“Il sabato mattina per me significa Martina, ma anche Penelope. E mio padre.”

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The Majors

I Tornei Major di golf maschile, a cui spesso ci si riferisce solo come “majors”, sono i quattro tornei più prestigiosi della stagione del golf professionistico. Ordinandoli cronologicamente secondo la data in cui si disputano, attualmente sono:

_Aprile/ THE MASTERS (nel weekend della seconda domenica di aprile), che si gioca all’Augusta National Golf club di Augusta in Georgia.

_Giugno/ U.S. OPEN (nel weekend della terza domenica di Giugno), organizzato dalla United States Golf Association che si disputa in varie località degli stati uniti.

_Luglio/ THE OPEN CHAMPIONSHIP (o British Open) (nel weekend che comprende il terzo venerdì di luglio), organizzato dal The Royal and Ancient Golf Club of St. Andrews e giocato su percorsi legati al club in varie località del Regno unito.

_Agost/ PGA CHAMPIONSHIP (nel quarto weekend successivo all’Open Championship), organizzato dalla Professional Golfers’ Association of America e giocato in varie località degli stati uniti.

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Territorio

– Arte e creatività nel sangue –

“Come non amare la terra che calpestiamo ogni giorno, dove sono nate le storie dei nostri antenati?”

Lago Mobili è un’azienda Italiana, e più precisamente Veneta.

Come non amare le nostre colline, i nostri fiumi, le nostre montagne e i nostri paesaggi spettacolari? Essere italiani non è qualcosa che si può spiegare semplicemente puntando il dito sulla cartina geografica.

Tutti sanno dove si trova lo stivale, tutti conoscono le meraviglie del Bel Paese. Ma essere italiani significa di più. Significa avere nel sangue arte e creatività, che si tramandano nel corso dei secoli.

Il Made in Italy non è solo una frase da scrivere su un’etichetta. Made in Italy indica competenza, conoscenza, saper fare. Lago Mobili è un’azienda italiana, e più precisamente veneta.

“Sempre aperti all’innovazione.”

Lago Mobili Wood Philosophy - Territorio

Il Veneto è una regione straordinaria, che ha molto da insegnare e da offrire. Pur essendo aperti all’innovazione, Lago Mobili non vuole perdere il legame con la territorialità e tutto quello che può donare. In Veneto ci sono competenze centenarie di cui far tesoro: ignorarle sarebbe un enorme spreco.

Il materiale più utilizzato è il legno, al quale vengono aggiunti –in maniera del tutto innovativa- vetro, tessuto, pelle e metallo. Per quanto riguarda il vetro, Murano vanta una tradizione centenaria dalla quale attingere. Senza dimenticare la lunghissima storia dei fabbri veneti, che hanno lasciato inestimabili insegnamenti.

“Know-how, tradizione, innovazione, tecnologia.”

Lago Mobili Wood Philosophy - Territorio

Le competenze legate al territorio veneto sono molteplici ed estremamente preziose.

Lago Mobili le custodisce gelosamente, integrandole all’innovazione e dando vita a prodotti unici nel loro genere. Saper fare, tradizione, novità, tecnologia: ingredienti essenziali e da dosare con attenzione, per raggiungere l’alta qualità che contraddistingue le creazioni Lago.

Venerdì

– A cena tra amici –

“La mia amica Giulia fa la cuoca. Lavora in un ristorante in centro a milano e, ragazzi, quando dico che è la migliore non esagero.”

È proprio la migliore in assoluto, le hanno fatto anche delle recensioni positive in giornali importanti, per non so quali sue ricette. Insomma, che non mi si vengano a chiedere i dettagli, ma in cucina lei è veramente la numero uno. Quindi ho bisogno del suo aiuto per conquistare Jessica.

Jessica è una di quelle ragazze che ti fanno uscire di testa. Alta, con la pelle color cioccolato fondente, i capelli neri e lisci che le arrivano alla vita e occhi profondi nei quali perdersi. Fa la modella – sì, la modella.

“Fa la modella – sì, la modella.”

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L’ho vista nello studio fotografico dove lavoro, e non so dove ho trovato il coraggio di invitarla a cena. Lei, inspiegabilmente, ha accettato: capite che per fare colpo non mi basta portarla in centro, mi devo distinguere dalla massa.

Cucinare qualcosa di particolare a casa mia, mi sembra la soluzione migliore. L’unico problema è che io faccio il fotografo, non lo chef, e a malapena so salare l’acqua per cuocere due spaghetti. Ed è qui che entra in gioco Giulia. La imploro di darmi una ricetta stratosferica, da figurone garantito, per degli ospiti speciali.

Detto fatto: astice alla catalana. Solo che io inizio a sudare freddo solo a sentire la procedura. Prima di tutto gli astici vanno cucinati in abbondante acqua salata. Decido all’istante di invitare due miei amici fotografi, per un supporto tattico; in più, non sembrerò uno che ci vuole provare a tutti i costi.

Una cena fra colleghi insomma, con una modella che potrebbe essere il nostro soggetto per un lavoro futuro. Sì, funziona. Gli altri passaggi mi sembrano persino peggio di lessare gli astici. Tagliare la cipolla a julienne. Cioè? Per non parlare della vinaigrette. Non ho idea di che cosa sia.

“Detto fatto, astici alla catalana.”

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Per fortuna Giulia mi prepara gran parte dell’occorrente, io devo cucinare gli astici per venticinque minuti (il tempo di un aperitivo, per sciogliere il ghiaccio). I passaggi dopo non li ricordo più, ma Giulia mi ha preparato dei post- it colorati con le istruzioni in caso di necessità. Chissà, magari Jessica cucina bene. Casa mia, comunque, farà un figurone. È bellissima, elegante, prevalentemente bianca. Il bianco è il mio colore preferito.

Mi immagino la pelle scura di Jessica appoggiata ai miei divanetti candidi: una fotografia stupenda. Click. Jessica sdraiata sul mio grande tavolo bianco. I tavoli non sono mai abbastanza grandi, a mio parere. Click.

Alle otto arrivano i miei amici, con una bottiglia di vino rosso. “Questo è per quando noi leveremo le tende, ma solo in caso di necessità.” Guardo Alex in maniera interrogativa. “Fidati, collega” spiega lui. “Il Merlino è un vino magico. Fa diciannove gradi. Due bicchieri di questo, accompagnati da un po’ di cioccolata, sciolgono ogni donna. Matematico.”

“Casa mia, comunque, fara’ un figurone.”

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Io mi sento infallibile. Alle otto e un quarto arriva Jessica, bella da togliere il fiato, stretta in un tubino rosso che le lascia la schiena scoperta. “Allora, cosa si mangia?” mi chiede sorridendo. Che bel sorriso ha. Tutto contento la porto in cucina a vedere gli astici vivi nel lavandino, certo di impressionarla. In effetti si impressiona, tanto che inizia a piangere a dirotto. Se ne va correndo, gridandomi fra le lacrime che è vegana e che io sono una persona orribile.

La porta sbatte e scende un silenzio di tomba. Vorrei sprofondare. Alex inizia a ridere e rido anch’io, senza riuscire a smettere. Stappiamo una bottiglia di vino frizzante, seguiamo i post- it di Giulia e mangiamo insieme, ridendo e chiacchierando, come non succedeva da troppo tempo. Per fortuna gli amici non se ne vanno mai, anzi, sanno trasformare un disastro in una piccola festa.

La sera successiva, Giulia suona alla mia porta. Vuole sapere com’è andata la cena, se l’astice è piaciuto ai miei ospiti. “Non ne è rimasto nemmeno un pezzetto! Da tanto non passavo una serata così bella.” “Sono contenta” Giulia sorride ed entra. “Che bella casa che hai, così luminosa. E poi, adoro i tavoli grandi.”

Ricambio il sorriso. “Anch’io.” Decido che è il momento giusto per aprire la bottiglia di Merlino. Cercando la cioccolata, mi ritrovo a pensare ancora una volta che i tavoli non sono mai troppo grandi…

“Cercando la cioccolata, mi ritrovo a pensare ancora una volta che i tavoli non sono mai troppo grandi…”

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Astici alla Catalana

PROCEDIMENTO:
Gli astici vanno lessati in abbondante acqua salata per 25 minuti e lasciati raffreddare nel loro liquido di cottura. Tagliateli a metà nel senso della lunghezza. Tagliate la polpa a pezzettini e mettetela in un’insalatiera con l’aggiunta di cipolla di Tropea tagliata alla julienne e pomodorini. Per insaporire potete inserire anche erbe aromatiche come timo e maggiorana.

A parte, preparate una vinaigrette con olio, succo di limone, pepe e sale. Condite l’insalata di pesce e servite su un bel vassoio, all’interno dei gusci d’astice che avete accuratamente pulito in precedenza. Buon appetito!

CURIOSITÀ:
Sotto il regno degli Aragona, nel quattordicesimo secolo, ad Alghero (che significa “piena di alghe”) s’insediò una colonia spagnola di catalani dei quali ancora oggi si parla la lingua e si tramandano alcune ricette, come questo modo di preparare l’astice.

INGREDIENTI:
Ingredienti per 4 persone: 2 astici da 500 gr,15 pomodorini,1 cipolla, succo di limone, olio, sale, erbe aromatiche (timo, maggiorana…)

PER LA VINAIGRETTE:
1/2 bicchiere d’olio,1 limone, sale, pepe.

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Artigianalità

– Mani esperte, creazioni esclusive –

“Da decenni i nostri artigiani lavorano in simbiosi con il materiale che conoscono meglio, il legno.”

L’attenzione per la manualità ha radici molto profonde. La tradizione di Lago Mobili, infatti, è artigiana. Questo implica l’amore sincero per le cose fatte a mano, lentamente, con dedizione e passione.

L’artigianato porta con sé la cura per i dettagli, l’attenzione per ogni particolare. Oggi, il passato artigianale incontra la tecnologia più moderna. Lago Mobili è un’azienda attenta ad ogni innovazione, pronta ad accogliere il cambiamento e tutti i miglioramenti che esso può portare con sé.

“Uniamo il passato con il presente”

Lago Mobili Wood Philosophy - Artigianalità

Questo non significa dimenticare le tradizioni; al contrario. Significa piuttosto fare tesoro dei segreti e delle competenze più antiche, spalancando al tempo stesso le porte al futuro. La più alta memoria artigiana unita alle tecnologie più avanzate: questo è quanto racchiude in sé la produzione di Lago Mobili.

Basti pensare che la materia prima continua ad essere il legno, segno tangibile di un profondo e vivo attaccamento all’artigianato.

“Un presente da esplorare”

Lago Mobili Wood Philosophy - Artigianalità

Grazie alle moderne tecnologie, inoltre, è oggi possibile aggiungere delle finiture tecniche di altissima precisione, che un tempo sarebbero state semplicemente impensabili.

Passato e futuro si tengono per mano, dando vita a un presente d’altissima qualità. Un presente tutto da esplorare e da cui lasciarsi sorprendere.

Giovedì

– Profumo di te –

“Per i profumi ho un dono particolare. Non mi devo sforzare: mi restano impressi nella mente e non se ne vanno più.”

Mi posso dimenticare una data, un orario, un impegno preso da tempo; ma un profumo proprio non riesco a scordarmelo. I ricordi più importanti della mia vita sono legati a filo doppio coi profumi. Quello che respiravo a casa mia, da piccola, fra le pieghe delle lenzuola appena lavate da mia madre.

Quello dei fiori nei campi, quando correvo fino a perdere il fiato con i miei amici, senza ascoltare i grandi che ci urlavano di tornare, che era pronta la cena. Quello di chi, nel bene e nel male, ho amato.

Qui ad Abu Dhabi non ci sono campi pieni di fiori; in compenso però, ho imparato ad apprezzare altri profumi che si sentono camminando per strada, gli oli, le spezie.

“I ricordi della mia vita sono legati a filo doppio coi profumi.”

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Fra poco più di mezz’ora avrò quarant’anni. Abbastanza da far sentire vecchia qualsiasi donna, figuriamoci una che si trova nella mia situazione sentimentale. Vorrei addormentarmi e svegliarmi domani a mattinata inoltrata, ma non ho sonno. Spengo il cellulare, e decido che resterà spento per un bel po’.

Non ho nessuna voglia di ricevere chiamate banali. Francesco deve ancora rientrare, è a cena con degli amici. Forse anche delle amiche, ovviamente più giovani di me. Sì, sono ancora gelosa, e lui mi prende in giro.

Mi ripete che non potrebbe nemmeno annusare il profumo di un’altra donna, dopo aver appoggiato le labbra sul mio. Seduta davanti alla mia toilette, decido malvolentieri di togliermi il trucco. Non so se odio di più stare senza trucco o senza profumo: senza trucco sono troppo pallida. Senza profumo, mi sembra che manchi un pezzettino di me.

Guardo la mia immagine riflessa negli specchi e una donna con dei lunghi capelli rossi mi restituisce un penetrante sguardo azzurro. Ho la pelle bianca come il latte, con un po’ di lentiggini.

“Senza profumo mi sembra che manchi un pezzettino di me.”

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Francesco fa il designer e mi ripete spesso che non ha potuto fare a meno di scegliermi, perché gli piacciono solo le cose belle. Quelle che hanno un loro delicato equilibrio, anche nell’imperfezione. Quelle che puoi stare ore a guardare affascinato, senza stancarti. L’ho seguito qui, dove lavora, prendendomi della pazza da amici e conoscenti. Ma alle critiche ci sono abituata, le ricevo ininterrottamente da quando ci siamo fidanzati, e ormai mi scivolano addosso.

È stato Francesco ad arredare casa nostra, con uno stile che lo rispecchia: elegante, sobrio, indiscutibilmente affascinante. Ha trentun anni, nove in meno di me. Lo conosco da quando era piccolo: ricordo che girava attorno a casa mia in bicicletta, chiedendo a mia madre se ero uscita con qualche ragazzo più grande. Sì, ovviamente. Fino a quando, molti anni dopo, ci siamo incontrati in un bar. “Giulia!”

“Perche’ gli piacciono solo le cose belle.”

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“Francesco?” avevo chiesto. Del ragazzino impacciato non era rimasto nulla, a sorridermi era un bellissimo ventenne. Abbiamo passato la serata insieme, così come la maggior parte di quelle successive, fino ad oggi.

Francesco non usa il profumo e io preferisco così, perché il profumo della sua pelle è quello che amo di più al mondo. Quello che sento per primo tornando a casa la sera, nonostante tutti gli aromi e gli incensi che spargo nelle stanze. Due mani mi accarezzano piano i fianchi.

“Sei già qui?”
“Non avrei sopportato di non essere il primo a farti gli auguri.”

Francesco mi prende il volto, costringendomi a guardarmi allo specchio. Sa perfettamente cosa mi passa per la testa. Lo sa sempre. “Per me non sei mai stata più bella di come sei ora, qui, con me.” Io chiudo gli occhi e mi appoggio alla sua pancia, sentendo il ritmo del suo respiro, lasciando che mi accarezzi i capelli, mentre il cuore mi batte all’impazzata. Veloce come quello di una ragazzina innamorata.

“Per me non sei mai stata più bella di come sei ora, qui, con me.”

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I Profumi

Il profumo fa parte della storia dell’uomo da quasi sette millenni. Nasce in Medio Oriente ed è profondamente legato alla civiltà egizia, dove faceva da intermediario fra l’uomo e gli dei. Dal contatto con le divinità all’imbalsamazione dei defunti, il profumo non poteva mancare. Si utilizzavano aromi che, pare, favoriscono l’elevazione dell’anima: resina di terebinto, olibano, galbano, laudano, mirra…

Per avere un’idea dell’importanza del profumo per gli egizi, basti pensare che ogni mattina i sacerdoti pulivano e cospargevano di profumo le statue divine. L’arte di miscelare gli aromi, poi, si diffonde in Grecia e a Roma con le campagne militari di Alessandro Magno. I mercanti arabi conquisteranno il mercato asiatico; successivamente, al tempo delle crociate, l’abitudine del profumo tornerà anche in Europa.

È un fenomeno che non conosce freni nemmeno oggi, anzi: in un ambiente stressato e frenetico, il profumo è una coccola rigenerante che porta sollievo al corpo e allo spirito. Anche prima di andare a dormire: sono diventate leggendarie le due gocce di Chanel N. 5 “indossate” da Marilyn.

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Mercoledì

– Appuntamento con la perfezione –

“Ci sediamo, iniziamo a chiacchierare. Già mi immagino i pettegolezzi: questi pomeriggi mi rilassano in modo incredibile.”

Sistemo per l’ennesima volta i soprammobili. Sono perfetti, lo so, ma io voglio di più. Voglio che ogni dettaglio sia impeccabile. Sposto di qualche millimetro i miei preziosi vasi, faccio due passi indietro e sospiro. Sì, sono soddisfatta.

Adoro le mie amiche, ma riguardo allo stile sono un po’ maniacali. Come me, del resto. Questo mercoledì prendiamo il tè da me, il prossimo andremo a casa di Claire. Ricordo che una volta frequentavamo una tipa stravagante, una certa Jane. Un giorno ci accolse a casa sua con le unghie laccate di smalto arancione.

Nella propria persona, certo, ma anche nell’ambiente che in cui viviamo. Ogni casa parla di chi la abita. L’arredamento del mio appartamento a Sidney è fantastico. Ricordo ancora la faccia delle mie amiche quando ci hanno messo piede per la prima volta: erano estasiate. “Wow, Mary! È fantastico, davvero.”

“I dettagli sono fondamentali.”

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Era stata Jennifer a dirlo. E lei, ve lo assicuro, è una che nota ogni minima imperfezione. Fa la stilista, esattamente come me. Ma lavoriamo per case di moda diverse. Oggi indosso un vestitino in pizzo bianco e dei tacchi rossi. Alti, ma non troppo. Unico accessorio, un sottilissimo braccialetto d’argento al polso sinistro. Semplice, essenziale, elegante. Come dovrebbe essere un uomo. Per questo non l’ho ancora trovato.

Tè, pasticcini e tazze sono già nel tavolino al centro del salotto. Le mie amiche arrivano alle cinque, puntuali. Sono fantastiche. Jennifer è stretta in un paio di jeans strappati, con un top nero che lascia vedere l’ombelico. Claire ha un insolito vestito a righe bianche e blu, molto corto. Anna, invece, ha optato per una lunga gonna verde, abbinata ad una camicetta di seta.

Ci sediamo, iniziamo a chiacchierare. Già mi immagino i pettegolezzi: questi pomeriggi mi rilassano in modo incredibile. Jennifer finisce di mescolare il tè e appoggia il cucchiaino. “Ragazze, ho una notizia pazzesca. Non indovinerete mai, e dico mai, ci si trasferirà vicino a casa mia.”

“Il principe azzurro?” chiede Anna.“Macché, molto meglio. Quel campione di moto… quello famoso.” “Non ti ricordi il nome? Non dev’essere così famoso, allora” ride Claire. Jennifer fa un cenno altezzoso con la mano. “Io sono una stilista, non seguo questi sport. Ma lo conquisterò, ci potete scommettere.”

“Ogni casa parla di chi la abita.”

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“Prova ad uscire in costume, per prendere il giornale” suggerisco io. “Non ha bisogno di questi trucchi, lei. Lo sedurrà anche da vestita” la prende in giro Claire. “C’è poco da ridere. Se non lo conquisterò io, lo farà una di voi, quando verrete a prendere il tè da me. Dovete ammettere che, viste insieme, facciamo decisamente colpo.”

“Ma io non voglio accalappiare un campione di moto. E poi, chi è? Quello italiano? Valentino Rossi?” dice Anna. “No, no. Il nome non lo ricordo. Ma lo dobbiamo assolutamente aggiungere alla nostra lista” sentenzia Jennifer. Ridiamo. Sì, è vero, insieme facciamo decisamente colpo.

Guardo il nostro riflesso nei due specchi rotondi del mio salotto: siamo belle, single, impeccabili. E anche se non sembra, io so che nel nostro cuore c’è spazio a sufficienza per accogliere qualcuno. Siamo un po’ come le nostre case: perfette, sorprendenti, curatissime. Grandi, fin troppo per una sola persona.

“Tè, pasticcini e tazze sono già nel tavolino al centro del salotto.”

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La storia del tè

Il tè rivendica a pieno titolo il privilegio di essere una delle bevande più antiche e consumate sulla terra, seconda solo all’acqua con cui si prepara e vanta una storia che si fa risalire a 5.000 anni fa anche se le sue origini sono avvolte nel mistero.

Secondo la leggenda cinese, l’imperatore Chen Nung (Shen Nung), detto il Divino Mietitore per l’impulso da lui dato all’agricoltura, era così fiscale per il rispetto dell’igiene che non beveva altro che acqua bollita e aveva ordinato ai propri sudditi di attenersi allo stesso precetto.

Un giorno, nell’anno 2737 a.C., mentre l’imperatore era seduto a riposare all’ombra di un albero di tè selvatico, una leggera brezza fece cadere alcune foglie di tè all’interno dell’acqua messa a bollire e essa aveva assunto un invitante color oro. La curiosità prevalse e il grande imperatore assaggiò per la prima volta la deliziosa bevanda chiamata poi tè.

Dopo averla bevuta si sentì preso da un benessere indicibile e volle conoscere meglio l’albero che aveva prodotto quella foglia meravigliosa e benefica, favorendone così l’uso e la coltivazione. Ecco nascere l’uso del Tè.

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Brand

– Wood Philosophy! –

“Immginate di aver fatto un lungo, lunghissimo viaggio. Avete camminato tanto e siete stanchi, avete fame. Cosa c’è di più bello che tornare a casa?”

Potete mettervi a tavola con la vostra famiglia, farvi una doccia calda, infilarvi sotto le coperte pulite, respirare il profumo di casa vostra. Tornare a casa è fra le sensazioni più belle al mondo: abbracciare le persone care, sentire i rumori che conoscete bene, vedere le vostre cose.

Potete essere stati distanti mesi, giorni, o semplicemente rincasare dopo una giornata di lavoro: non importa. È sempre magico varcare la porta di casa, tornare nel proprio rifugio, accarezzare con gli occhi gli oggetti che vi sono cari. Si può viaggiare a lungo, ma è molto difficile trovare un posto da chiamare casa.

Perché casa significa molto di più che mura e cemento: è amore, stabilità, sicurezza, famiglia. Noi di Lago Mobili lo sappiamo bene e, nel creare dei mobili per le vostre case, mettiamo tutta l’attenzione e la passione che si dedica alla propria famiglia. La qualità artigianale, il saper fare mobili belli e funzionali e la produzione tradizionale sono, per noi, elementi di primaria importanza.

“Il made in Italy, infatti, non è solo un marchio: racchiude conoscenza, cultura e tradizione.”

Lago Mobili - Racconti - Brand

La nostra azienda è a conduzione familiare, ancorata alle tradizioni del territorio e aperta allo scenario internazionale. La produzione in Italia è una caratteristica essenziale, che dona ai nostri mobili quel tocco di autenticità che li contraddistingue. Il Made in Italy, infatti, non è solo un marchio: racchiude conoscenza, cultura e tradizione che ci sono invidiate da tutto il mondo.

I mobili prodotti, quindi, non sono semplicemente funzionali. Sono profondamente belli, dei veri e propri pezzi di design.Entrano nelle case, pronti ad intrecciarsi con le vite dei proprietari, ad ascoltare segreti, a sopportare i graffi dei bambini, a ricevere il tocco di una donna. I nostri mobili potrebbero raccontare milioni di storie bellissime. Abbiamo deciso di raccoglierne alcune e regalarvele.

Non sono storie straordinarie: si svolgono fra le mura domestiche. Sono autentiche, imperfette, vere. Ogni giorno, ogni personaggio, ogni momento ed ogni mobile è stato scelto con una motivazione precisa. Attimi di vita quotidiana, preziosi e pieni di significato nella loro semplicità, che abbiamo voluto catturare e mettere in luce.

“Non sono storie straordinarie: si svolgono fra le mura domestiche. Sono autentiche, imperfette, vere.”

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Così il lunedì mattina, in un ufficio di Tokyo, troverete un professionista che organizza la sua settimana. Il martedì sera volerete a San Pietroburgo, a casa di una coppia che si rilassa nel proprio bagno, dopo una lunga giornata. Mercoledì siete invitati ad un aperitivo a Sidney, per sentire gli ultimi pettegolezzi delle signore più chic della città.

Giovedì sera ad Abu Dhabi sbircerete una giovane donna che si toglie il trucco, aspettando il suo compagno. Potrete ascoltare i suoi pensieri, entrare nel suo cuore. Venerdì sera cenerete a Milano, nella bellissima casa di un fotografo alle prese con una meravigliosa donna da conquistare.

Sabato mattina, nella sua camera in Texas, vedrete un uomo che si prepara per andare a giocare a golf con la sua bambina. Domenica, a pranzo, sarete a Bassano del Grappa: parteciperete ad un ottimo pranzo, di quelli che solo le nonne sanno preparare.

Ogni mobile è legato alla persona che l’ha fatto suo. Rispecchia il suo gusto, la sua personalità. Entra a far parte della sua vita. Lago Mobili sa rispondere ad esigenze diverse, senza mai perdere di vista i valori che contraddistinguono l’azienda. La vocazione internazionale ci permette di espandere i nostri orizzonti, senza però venir meno alla qualità e alla tradizione italiana.


Lago Mobili - Racconti - Brand

Cultura, passione, attenzione ai dettagli, personalità, qualità manifatturiera: tutti elementi che un prodotto di Lago mobili sa trasmettere a chi lo sceglie, chiunque esso sia. Le case sono le protagoniste silenziose di storie fantastiche.

Sono lì ad attendervi la sera, al solito posto, un punto fermo in un mondo che cambia continuamente. Non lasciate che la vostra casa sia un guscio vuoto. Un posto dove dormire, senza personalità né colore. Riempitele di ricordi, profumi, cose belle.

Rendetele uniche, così come siete voi. Fate in modo che le vostre case siano specchi delle vostre passioni, delle vostre gioie, delle vostre piccole manie. Arredatele con gusto, in modo che ogni angolo abbia la sua storia da raccontare. Piccola, buffa, triste, straordinaria: non importa. Ciò che conta è che vi appartenga davvero.

Casa nostra si trova al Civico 12 di via San Giuseppe, a Tezze sul Brenta.

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