– Tutti i Mari del Mondo –

“Se stavate cercando una persona a cui piacciono i lunedì, l’avete trovata. non i lunedì in generale: proprio i lunedì mattina.”

Non i lunedì in generale: proprio i lunedì mattina. Quelli che tutti odiano, perché inizia la settimana, perché si ricomincia a lavorare, perché suona la sveglia. A me, tutto questo, piace. Mi piace da sempre. O meglio, da quando andavo a scuola.

Adoravo il lunedì mattina, quando dopo un tempo che mi sembrava infinito rivedevo la mia maestra preferita. In classe era severa e non sorrideva quasi mai, perché chi insegna deve fare così. Disciplina, competizione, duro lavoro.

Ma per me aveva un debole, ne sono sicuro. Alla fine delle lezioni mi chiamava nel suo studio, per suggerirmi qualche lettura aggiuntiva o correggere i miei errori nelle prove scritte. Errori che il più delle volte erano intenzionali: volevo semplicemente stare un po’ di più con lei. Pensavo non lo sospettasse; oggi invece, ripensando a quei sorrisi così dolci, mi viene il dubbio che lo sapesse benissimo.

“A me, tutto questo, piace.
Mi piace da sempre.”

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“Hai una fantasia meravigliosa, Nicholas” diceva, leggendo quello che scrivevo. E rideva per il mio nome occidentale. Sono sempre stati dei tipi stravaganti, i miei.

Lei invece si chiamava Momo, che significa pesca. Non avrebbe potuto avere un nome più appropriato. Come spiegarlo? Era il suo nome, quello. Era davvero una pesca. Profumata, chiara, da assaporare lentamente. Nel suo studio c’era una cartina geografica enorme, che occupava una parete intera. Mari, montagne, deserti. Mi ci perdevo, in quel disegno così dettagliato del mondo.

Un’altra cosa che adoravo erano i velieri sopra la sua scrivania: due splendidi modellini, curati in ogni particolare. Momo mi permetteva addirittura di toccarli. Con attenzione, certo. Aveva un’agenda con i profili azzurri, sulle quali segnava con calligrafia delicata i suoi impegni. Chissà se aveva, fra i mille appuntamenti, anche qualche incontro con un uomo? Non osavo chiederglielo, anche perché non avrei potuto sopportare una risposta affermativa. Se aveva un innamorato, sicuramente non la meritava. Lo immaginavo brutto, tirchio, interessato solo alla sua bellezza. Lo odiavo.

“Un’altra cosa che adoravo erano i velieri sopra la sua scrivania.”

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Ero completamente incantato da lei, senza riserve né barriere. Lei, i suoi capelli scuri, la pelle chiara, quella stanza piena di affascinanti segreti. Era tutto perfetto. Pensavo che avrei potuto sposarla, dopotutto mi sarebbe bastato crescere un po’. Diciamo trenta centimetri. I miei genitori ne sarebbero stati sicuramente felici, perché Momo era intelligente e bellissima. Diceva che anch’io ero molto intelligente, che se avessi lavorato sodo sarei stato ammesso nelle scuole migliori. “Devi fare un lavoro che ti piace, Nicholas. Credimi. Altrimenti non avrai voglia di alzarti, la mattina.”

Su questo aveva ragione, non c’è dubbio. La mia carriera scolastica è stata eccellente, così come quella lavorativa. Amo fare il giornalista, anche se sono completamente assorbito dagli impegni. Li annoto tutti, con ordine, nella mia agenda nera con i profili azzurri. Come oggi, lunedì mattina: seduto alla mia scrivania, organizzo gli impegni della settimana. Conferenze, riunioni, articoli da scrivere, interviste. Di sicuro non avrei avuto voglia di alzarmi, se tutto questo non mi entusiasmasse. Ma c’è un altro motivo per cui mi sveglio con il sorriso: il lunedì mattina c’è profumo di pesca nell’aria.

“Seduto alla mia scrivania, organizzo gli impegni della settimana.”

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Mi accompagna quando faccio colazione, fino a quando arrivo nel mio studio, dove leggo il mio quotidiano preferito e bevo il primo caffè della giornata, aprendo l’agenda. Ho l’impressione che gli altri non lo sentano, che sia lì solo per me, ad augurarmi buona giornata. Il mio studio è bellissimo, curato ed elegante, color rovere chiaro. Chiudo l’agenda e mi guardo intorno, soddisfatto. Sarà una settimana impegnativa, di certo non avrò tempo per annoiarmi. Lo sguardo mi cade su i miei velieri. Uno è sulla libreria, l’altro l’ho posizionato sopra ad un mobile, perché goda di tutta l’attenzione che merita. Momo li ha regalati al bambino timido e pieno di fantasia che ero, prima di partire. “Sono sicura che li tratterai benissimo” aveva detto, accarezzandomi piano i capelli. Non li poteva portare con sé, occupavano troppo spazio, mi aveva spiegato. La giovane e promettente insegnante andava a lavorare in Europa.

Sono passati molti anni, sono un uomo realizzato, ma non ho smesso di chiedermi dove sia. Senza dubbio è ancora bellissima e profuma di pesca. Qualche volta mi fermo a pensarla. Adesso che sono diventato alto abbastanza, potrei chiudere la mia agenda fitta di impegni. Salire su un veliero.

“Affrontare tutti i mari del mondo, per andare da lei.”

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